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mercoledì 1 settembre 2010

The guild 2: Pacco completo


Indubbiamente il medioevo è un periodo affascinante. A mio parere, lo è dall'inizio alla fine. È un periodo, per quanto pieno di superstizione e ignoranza, su cui si basa il mondo che noi tutti conosciamo, tutti i giorni. The Guild, e tutte le sue espansioni stand-alone sono ambientate nel quindicesimo secolo, periodo che rappresenta più o meno la morte dell'epoca medievale per lasciare il posto a quella moderna. Ed è proprio quest'atmosfera di transizione a rendere il '400 ancora più accattivante. Forte di quest'ambientazione si fanno strada i vari titoli The Guild 2, ognuno con ambientazioni differenti: quello standard è ambientato nell'entroterra germanico, Pirati dei mari del Nord che dà al giocatore(logicamente!) la novità di navigare in acque tedesche britanniche e norvegesi, come commerciante, pirata o anche umile pescatore, Venezia vi farà impersonare un cittadino ravennate, della Serenissima o se siete nostalgici dell'Europa settentrionale un uomo di di Vienna o dintorni e l'ultima espansione (nata però come mod, dato il fallimento della software house di the Guild 2) Renaissance, che ci porterà di nuovo nel Nord conferendo ulteriori nuove professioni versatili e divertenti. La struttura, però è più o meno comune a tutti i giochi ( a parte per la Campagna dell'espansione piratesca, in cui intreccio e personaggio saranno già fatti dal computer per esigenze di trama): scegliamo il nostro Alter ego (con tanto di sistema di esperienza à la gdr) avendo la possibilità di personalizzarlo nel sesso, nell'aspetto fisico, nella voce e sopratutto nella sua classe di abilità. Potremo infatti decidere di 4 gruppi di mestieri: lavoratore autonomo, artigiano, erudito e "furfante". Il primo comprende lavori come il taverniere o il contadino, l'artigiano può invece scegliere mestieri come il fabbro o il sarto, l'erudito può divenire un abile medico o un enigmatico alchimista, infine il furfante, per chi non disprezza il lavoro sporco. Si può scegliere di essere il capo di un covo di banditi o magari di loschi tagliaborse. Tutte e 4 le "professioni" che sceglieremo hanno comunque la possibilità di intraprendere, parallelamente al proprio mestiere di base, una vera e propria carriera politica partecipando alle sedute nell'aula del consiglio. Questo è il fattore più interessante del gioco dato che ogni carica elettiva della città in cui vive il protagonista ha un salario che varia in base all'importanza del compito e le proprie peculiarità, se siamo il sindaco della città possiamo comportarci in modo non proprio carino, ovvero possiamo ogni tanto prendere qualche piccolo "extra" dalla tesoreria della città! Se l'alter ego è il giudice logicamente dovrà presiedere ai tribunali (quando non siamo noi il giudice i tribunali sono un'utile risorsa per ostacolare o addirittura far fuori un nostro rivale con una condanna a morte se li accusiamo e ci sono le prove adatte ad incriminarlo) il capo delle prigioni sarà in grado di torturare i nostri avversari per spingerli a confessare crimini che (forse) non hanno nemmeno commesso! Per ottenere uno di questi incarichi il personaggio del giocatore dovrà recarsi nel municipio della città e pagare una tassa per potere partecipare alla prossima elezione e sperare che il consiglio della città non ci odi così tanto da boicottare totalmente la nostra candidatura. Per ovviare a quest'inconveniente bisognerà ricorrere ad un mezzuccio in voga anche oggi.Avete capito quale? No? Semplice, è uno dei metodi più vecchi, la corruzione! Aprite quindi il vostro fido portamonete e donate oro sonante o regalie di vario genere agli elettori che possono fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Naturalmente questo gioco non è solo lavoro e politica c'è anche la famiglia. Infatti un fattore di cui bisogna tener conto è la vostra discendenza, ergo se vi trovate una moglie e far figli può essere una buona idea dato che così potrete comandare anche lei e gli eventuali figli per espandere quindi le vostre attività e di conseguenza le vostre entrate. Nel gioco è presenta anche la sfortuna per il personaggio di ammalarsi di malattie che vanno dal banale raffreddore alla lebbra. Ognuno di questi può o degenerare in una malattia più grave o intaccare in modo irreversibile il vostro fisico o il vostro intelletto. Se quindi uno dei vostri dovesse contrarre la peste o altri mali andate nell'ospedale più vicino possibile e pagate per una cura (o medicatevi voi stessi se avete intrapreso la carriera di medico) e sperate che le medicine appropriate ci siano.Purtroppo il gioco non è perfetto e mi vengono in mente tre cose che non sono gestite per niente bene. La prima è il sesso dei personaggi, caratterizzato troppo poco: irrealisticamente infatti potrete vedere donne-soldato e donne politicanti, cose anacronistiche per non dire buffe per un gioco ambientato nel medioevo: il secondo neo è la gestione del tempo. Ogni giornata (con tanto di ciclo giorno-notte) irrealisticamente rappresenta una stagione intera e quindi vedremo i nostri personaggi invecchiare molto rapidamente, cosa che mette fretta al giocatore oltre ad essere un evidente paradosso. L'ultima imperfezione, spesso presente nei giochi gestionali, è il pericolo che il gioco diventi presto ripetitivo e noioso, dato che dopo le prime volte che si assiste con interesse ad un determinato evento del gioco, che sia un duello o un elezione del municipio, presto tale interesse cala dato che ci si accorge che si ripete spesso.

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martedì 13 aprile 2010

King Arthur (perchè detto in inglese fa più figo)

"Finalmente una recensione di un gioco recente!" potrebbe dire qualcuno dei (purtroppo pochi) lettori d questo blog. La software house ungherese Neocore ha rinnovato il gameplay usato in un suo precedente gioco, Crusaders Thy Kingdom Come (che spero di procurarmi prima o poi) portandolo dalle distese della Terra Santa alla Britannia arturiana. Il risultato è, a prima vista poco innovativo, dato che la campagna, ad uno sguardo inesperto può sembrare molto quella di un clone degli ultimi Total War, ma chi va oltre alle apparenze riesce a scoprire ben altro. La suddivisione in stagioni è molto caratterizzata. L'Inverno è l'unica stagione in cui è impossibile muovere le truppe e combattere, grazie al crudele clima inglese e di conseguenza è la stagione che occupa la parte gestionale del gioco. In questa stagione infatti Artù (che purtroppo non potremo guidare in battaglia e fargli usare la sua Excalibur, e questa è una delle poche ma fastidiose note dolenti del gioco) si occupa della giustizia (ambiziosa e interessante l'idea degli sviluppatori di aggiungere la possibilità di applicare leggi e decreti che influiscono sull'economia e sulla lealtà delle provincie), della manutenzione delle sue provincie, e dell'addestrare i suoi eserciti allenandoli "spendendo" i punti esperienza guadagnati in battaglia, la gestione delle costruzioni nelle sue roccaforti, dello scambio di viveri e oro se ce ne è bisogno ( il mantenimento degli eserciti con queste due risorse è fondamentale per evitare cali di morale) e dello sviluppo di ricerche utili per giovare a guerra, società e economia. La Primavera è la migliore stagione per intraprendere avventure utili a proseguire nella trama, trovare nuovi cavalieri da reclutare per farli unire alla tavola rotonda (il massimo di cavalieri è 12) o darci al commercio per procurarci artefatti o dame da far sposare ai nostri cavalieri per far loro incrementare la lealtà nei nostri confronti (e per dargli qualche bonus o purtroppo anche malus). L'Estate è la stagione migliore la guerra, le condizioni metereologiche sono favorevoli e le unità sapranno combattere con meno impaccio, e gli eserciti possono marciare più del normale. L'autunno è la migliore stagione per recarsi nelle roccaforti o nelle cittadine sparse nella mappa strategica allo scopo di rifocillare le nostre truppe al meglio per l'anno seguente oppure è il miglior momento per regolare definitivamente i conti con qualche esercito avversario impedendogli di leccarsi le ferite. Dal punto di vista tattico le battaglie possono essere insidiose, ad esempio si può dire che, se nei primi 4 giochi della Total War gli arcieri infliggevano lo stesso danno di una mozzarella lanciata su un guerriero corazzato, qui a King Arthur l'effetto è totalmente opposto. Gli arcieri costituiscono un gran vantaggio tatticamente parlando (d'altro canto ci troviamo nella patria dell'arco lungo!), ma se ciò ci terrorizza possiamo limitarne la potenza con un'apposita opzione nelle configurazioni di gioco. Nel campo di battaglia ( a parte poche eccezioni) vi sono delle postazioni strategiche che, se conquistate dai giocatori li aiutano in vari modi (se conquistiamo una chiesa, tale struttura potrebbe guarire i nostri soldati con un preciso ordine, se prendiamo un maniero potremmo beneficiare di un bonus di armatura e di attacco, e così via) e che se ne possediamo più dell'avversario il suo morale può calare in modo tale da costringerlo alla resa. Sia in battaglia che nelle avventure sparse nella mappa entrano in giochi i "cavalieri". Questi eroi sono essenziali per far spostare gli eserciti (senza, le armate starebbero immobili nel punto in cui le abbiamo lasciate e si girerebbero i pollici), per governare adeguatamente i vostri feudi e per superare le missioni principali e secondarie. In tali "avventure" un cavaliere a nostra scelta dovrà giostrarsi allo stesso modo di un gioco di ruolo cartaceo, in cui le scelte di "dialogo" decise dal giocatore influiscono sull'esito della missione che può influire sull'eroe scelto e nell'intera partita. Alcune di queste missioni hanno bisogno di particolari parametri, come l'abilità in combattimento, l'utilizzo della magia o ancora di un talento nell'essere furtivi e agili. Avendo nominato la magia sarebbe stupido non citarne l'utilizzo in guerra che può cambiare drasticamente le sorti di una battaglia. Siete in inferiorità numerica e il nemico combatte con formazioni impenetrabili?Sfruttate i ranghi serrati del nemico e ordinate al cavaliere adatto di scagliare un fulmine sulla malcapitata truppa nemica e la decimerete! Il nemico dispone di letali e arceri e voi siete in difficoltà?Invocate una nebbia magica, se non addirittura una tempesta e in questo modo i nemici spareranno in modo meno preciso e le vostre truppe avranno maggiori possibilità di sopravvivenza. Inutile dire che i vostri cavalieri sono diversi tra loro e ognuno ha il suo codice etico e i suoi talenti, contando anche che ognuno ha tratti unici Passando al lato tecnico e alla difficoltà del gioco si possono dire varie cose. A livello grafico il gioco è impeccabile, esso è di buona qualità ed aiuta il giocatore ad immergersi in una terra d'Albione magica e dall'atmosfera mistica, il tutto aiutato da una soundtrack dal sapore (logicamente!) celtico. Tale ottimismo, forse,si smorza parlando della difficoltà, che man mano che il gioco prosegue diventa sempre più elevata e potrebbe spingere i giocatori meno coriacei a desistere. Ultima nota importante è la possibilità di personalizzare minuziosamente il proprio esercito data la presenza della "morale" e della religione dell'alter ego: esse infatti sono rappresentate in un'apposita schermata di gioco e, tramite determinati edifici, e il compimento di avventure varie spostano l'etica del giocatore verso particolarei strade: l"antico credo" si contrappone al cristianesimo e Onore si contrappone a autorità e a seconda di queste variabili avremo un esercito diverso.
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giovedì 3 dicembre 2009

Majesty 2: The Fantasy Kingdom Sim

Dopo quasi 10 anni dal primo episodio coloro che hanno apprezzato questa chicca dell'arte videoludica possono dare sfogo al loro entusiasmo più totale, il tutto, naturalmente, con un pc degno di questo nome. Io, per questo entusiasmo ho avuto la fretta di procurarmelo nonostante un computer che va ancora a muli e mi sono dovuto coraggiosamente battere con uno dei più fastidiosi nemici del videogiocatore, ovvero la lunghezza dei caricamenti, ostacolo parecchio coriaceo se hai un pc obsoleto. Ancora una volta, dopo la serie di Europa Universalis e dopo Hearts Of Iron 2, devo lodare la Paradox dal punto di vista sentimentale, perchè si è presa coraggiosamente l'incarico di pubblicare sugli scaffali una sequel ad un titolo unico. D'altra parte lo sviluppatore russo 1C Company ha avuto anche l'idea di aggiungere piccole risorse utili al giocatore, come la compressione del tempo e la presenza dei Lord (alla fine di ogni missione ci sarà concessa la scelta di un eroe da promuovere che potremo far scendere in campo nelle missioni successive) che sono aggiunte che migliorano il gameplay, ma che non contaminano in modo eccessivo quello che il giocatore aveva apprezzato nel primo Majesty. E quelle cose che facevano di quel titolo un gioco unico e rivoluzionario sono rimaste invariate. Quali cose ? Il controllo indiretto dei propri eroi, l'originale punto di vista, in cui noi non vestiamo i panni dell'eroe di turno che deve fare la determinata impresa per il sovrano inguaiato di turno: qui infatti siamo quel sovrano inguaiato, tanto che per difendere il nostro regno e compiere le nostre missioni dovremo promettere ricompense per taglie, missioni di ricognizione e di difesa nel nostro reame per mantenerlo pacifico e prospero. Se poi consideriamo un nemico o un edificio da evitare potremo imporre anche un bando che proibisce ai nostri servitori di averci a che fare, almeno fino a quando quel pericolo non sarà possibile da distruggere (anche in questo caso dovremo mettere mano al portafoglio per impedire agli eroi di avventurarsi in tale folle impresa) . A rendere particolarmente bello il gioco è anche la cura che è stata riservata ai legami col primo gioco, se un fan navigato del primo titolo si chiede " che fine ha fatto il dio Lunord?" dato che non sarà possibile reclutare gli adepti come era permesso invece nel primo titolo, verremo a sapere dalle descrizioni delle unità e gilde (e alcune di queste descrizioni sono pregne di uno humour graffiante nei confronti del genere Fantasy) che successivamente alle vicende di Majesty (non dimentichiamo che questo tiolo è ambientato ben mezzo secolo dopo!) quel dio è diventato malvagio ed è stato bandito dal Pantheon di Ardania, se invece ci chiediamo che fine hanno fatto i monaci di Dauros, sapremo che sono stati soppressi dopo il suddetto "cambiamento di rotta" di Lunord e sostituiti dai coriacei paladini. Passiamo alla trama. Un re, tale Leonard, si è accorto di essere ormai anziano e di non aver compiuto durante la sua vita delle imprese gloriose che gli consentano l'immortalità, almeno nella storia del regno di Ardania e quindi raduna i suoi migliori maghi per "procurarsi" una sfida che gli consenta di entrare nella storia come un re coraggioso. La sfida in questione è un potente demonio che in teoria sarebbe stato facilmente sconfitto dal re Leonard, tuttavia le cose non vanno secondo i piani e il demone riesce a vincere contro il povero re e prendere le redini del regno. E qui entra in gioco il nostro alter ego, ultimo erede della linea di discendenza reale trovato dal consigliere di Leonard, e nei panni di questo viziato principino dovremmo fare di tutto per riprendere il nostro trono che ci spetta di diritto e riportare la pace nel reame, dando ascolto al nostro pittoresco consigliere che nei suoi briefing e nei suoi interventi durante le missioni di gioco ci strappa qualche piacevole risata... Forse avrete capito che protagonista e motore del gioco è uno humour smaliziato e graffiante che prende in giro tutto l'immaginario fantasy, quindi immaginatevi elfe dandy, maghi che si cacciano quasi sempre nei guai, guerrieri sbruffoni e ladre non troppo coraggiose. Menzione d'onore al fatto che il simpatico doppiatore del consigliere reale non è stato cambiato dopo 10 anni!
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lunedì 16 novembre 2009

Rise Of Nations + Thrones & Patriots


Ormai questo titolo è parecchio stagionato, risale al 2003, ma si sà, spesso le cose migliori si trovano nel passato, ergo ho deciso di fare una recensione su questo gioco della Microsoft.

Non a caso, il gioco è stato molto premiato e i motivi ci sono. Personalmente ho fatto l'errore di provare prima il sequel(Rise Of legends, Abbreviamolo in ROL facciamo prima) dell'originale, e quindi il mio gradimento, viziato dalle notevoli limature fatte anni dopo nel seguito, ne ha risentito un po'. Ciononostante ho saputo percepire la ventata di novità che può aver portato Rise Of Nations nell'ormai lontano 2003. Prima di tutto il gioco ha "inventato" nel genere degli RTS gestionali, il concetto di confine nazionale: infatti esso sarà individuabile facilmente dato che l'aerea del giocatore sarà circondata da una linea colorata che ne delinea per l'appunto i confini. Entro questi limiti fisici il giocatore che nè è responsabile (e i suoi alleati) ne ricevono benefici che vanno dai rifornimenti illimitati alla possibilità di trincerarsi. Al contrario i nemici vedranno le loro scorte esaurirsi e di conseguenza le loro truppe che perdono col tempo punti ferita. Questo fattore rende interessante il gioco perchè impedisce di fare piccoli raid decisivi con poche unità e spinge il giocatore ad interrogarsi quale possa essere l'esercito perfetto, equilibrando il numero di armi d'assedio, fanteria, unità dedite al rifornimento delle truppe e cavalleria(sostituita nelle ultime tre epoche del gioco dai mezzi corazzati). Il sistema tecnologico è un po' complesso, quando ci si fa l'abitudine ci si accorge della sua utilità, dato che, ad esempio toglie al giocatore lo stress, che si provava ai tempi di altri Rts come Age Of Empires e Warcraft, di dover costruire abitazioni su abitazioni per costruire un esercito decente. Qui infatti la faccenda è diversa dato che a fornire gli "alloggi" sono i gradi della tecnologia militare, e non più delle strutture che occupano spazio utile ad altre costruzioni. Altro punto positivo è dato dalla presenza di una gestione dell'economia. Personalmente io non sono un fan dell'edificare più strutture dello stesso tipo, ma con questo gioco la mia idea è cambiata data l'intoroduzione delle città al posto dei classici insediamenti alla Age Of Empires. Esse non sono solo il punoto di raduno degli abitanti del villaggio ma sono dei veri nuclei attorno ai quali si costruisce il proprio impero e si è spesso costretti a costruirne più di una per avere un 'economia solida. Il commercio è sviluppato in modo semplice e originale e coinvolge le carovane e le città che ho nominato poc'anzi, inoltre i mercanti saranno una parte importante dell'economia: essi infatti sono incaricati di rifornire il vostro regno di risorse rare che possono dare utilissimi potenziamenti alla vostra economia e al vostro esercito. Per le unità non si è cambiato molto rispetto ai precedenti giochi che ho già citato, a parte il fatto che le truppe di fanteria non comprendono una ma tre unità e il fatto che hanno un'intelligenza artificiale discreta. Le modalità di gioco sono varie si va dall'addestramento (che segue parte della storia inglese dalla rivoluzione della regina Boadicea alla battaglia d'Inghilterra)alla classica mappa casuale per le schermaglie. È presente una campagna che permette di interpretare varie nazioni (qui molte a differenza di Rise Of Legends in cui erano solamente 3) dall'antichità fino all'età contemporanea, inoltre c'è la possibilità di esercitarsi a giocare tramite delle piccole sfide, che consistono nell'uccidere civili entro un tempo limite, proteggere una meraviglia dalle mani nemiche o una sifda a perdere meno truppe possibile in una battaglia. C'è anche un aggiornamento, Thrones & Patriots che aggiunge strutture, unità e qualche nazione giocabile e della campagne supplementari ambientate in varie epoche e luoghi del globo, come le conquiste di Alessandro Magno, le guerre per contendersi i territori americani, la campagna napoleonica e infine un ipotetico scenario fantapolitico che vede un "riscaldamento" della cosidetta guerra fredda. Quest'ultima particolarmente è sviluppata in modo interessante, dato che è possibile ordinare missioni di spionaggio e vi è anche il livello DEFCON, ovvero quello che in tempo di guerra fredda era un "metro" con cui si misurava l'incandescenza della situazione USA-URSS. e quando esso raggiungerà livelli particolarmente preoccupanti si potranno utilizzare gli arsenali nucleari.


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lunedì 12 ottobre 2009

Europa Universalis


Qualche fan di Europa Universalis mi darà del profano molto probabilmente ma ho deciso di pubblicare in una recensione tutta la serie. La motivazione è semplice. Il gameplay è molto simile in tutti e tre i titoli di Europa Universalis. Infatti, a parte qualche aggiunta, vige la regola "Squadra che vince non si cambia" e i risultati sono ottimi per i giocatori intenditori e pazienti, il tutto grazie ad un'enorme collaborazione tra Team di sviluppo e fan della serie, dato che questi ultimi sono stati gli ideatori di molte caratteristiche che poi gli sviluppatori hanno integrato nei giochi. Il modo di gioco è sempre molto caotico e chi si pone davanti ad esso come in qualsiasi altro gioco di strategia ha vita corta. per fare esempio questa serie insegna che, a differenza di altri titoli come quelli della serie Total War, la guerra è una soluzione non sempre valida da prendere. Perchè? Se noi dichiariamo guerra "a torto" cioè ad una fazione che ha con noi qualche legame sia esso di tipo matrimoniale, militare o religioso la stabilità del nostro regno precipiterà e avremo a che fare con un nemico ancora più temibile delle armi avversari, ovvero il nostro stato stesso: i proventi delle tasse raccolte nei nostri territori saranno più poveri, il rischio di ribellione nelle province sarà più elevato, il numero di agenti reclutati sarà più basso e anche il morale del nostro esercito ne risentirà, il tutto portandoci spesso a gravi sconfitte, sia sul campo di battaglia, sia in campo finanziario. La cosa più interessante è che spesso seguire la strada della storia può sembrare molto meno conveniente che crearne una da sè. Facendo un esempio se iniziamo il gioco ad Europa Universalis 3, nei panni del Regno di Francia nell'anno 1399 scopriremo che, invece di dichiarare guerra all'odiata Inghilterra è meglio dichiararla a degli stati ben meno temibili dal punto di vista militare come gli stati dell'Africa Settentrionale come il Marocco e l'Algeria in cui la tecnologia militare di terra dell'esercito francese può spazzare via le milizie musulmane allo scopo di guadagnare più prestigio e quindi maggiori risorse per poi affrontare l'Inghilterra con più risorse belliche. Ma non è tutto il nostro comportamento potrebbe persino influenzare le altre nazioni, come è successo a me. Nella mia già citata guerra impari contro l'Africa Mediterranea il regno di Scozia, mio alleato, ha deciso di seguirmi nel mio colonialismo ante litteram e si è imposessato di alcune regioni del sultanato marocchino. Questa manovra gli ha fatto passare in secondo piano lo storico odio per il regno inglese, in modo tanto esagerato da passare presto sotto l'ala dell'Inghilterra, prima come semplice vassallo e poi come nazione annessa!

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mercoledì 2 settembre 2009

Emperor: la nascita dell'impero cinese

Dopo Pharaoh e lo sfortunato Zeus, la Sierra mette in campo sui monitor l'impero cinese.
Nel gioco gestirete le vostre città in un lasso di tempo che va dalla nascita della cultura cinese
all'invasione mongola. Gestire un'intera città è già una bel lavoretto e voi non dovrete solo costruire interi quartieri, rifornirli dei beni di lusso e di tutte le infrastrutture, ma dovrete anche mantenere il tenore di vita dei vostri cittadini, che più diventano ricchi e più diventano esigenti e viziati. Ma non solo: dovrete onorare con cospicui dono le divinità e gli antenati, barcamenarvi nella diplomazia con le altre città, usando le trattative e anche la forza, dovrete costruire delle città vivibili ed esteticamente gradevoli e che rispettino il feng shui, l'armonia degli elementi.
Lo stile di gioco è il solito, sorretto dalla cara vecchia modalità bidimensionale, di cui questo è l'ultimo gioco della serie che ne fa uso (purtroppo): i cittadini girano autonomamente per la città e voi dovrete garantire loro un percorso che li conduca in tutti i posti dove devono andare a erogare il loro servizi.
Per quanto riguarda il lato militare non ci sono stati grandi cambiamenti e i monumenti sono ancora possibili da costruire, fin'ora non ho avuto la stessa soddisfazione di quando vedevo i miei schiavi portare sulla piramide mattone per mattone come a Pharaon, ma forse è perchè non sono ancora arrivato alle missioni in cui si costruisconi i monumenti più tosti.
La gestione della mappa diplomatica è cambiata: non dovrete fare riferimento al solo faraone, dovrete vedervela con ogni singola città che vi sta vicina, commerciandoci, migliorando i rapporti, alleandovi, mandando spie e sabotatori e spedendovi truppe per difenderle o per sottometterle.
Ogni tanto vi ritroverete - come nei precedenti titoli - a sagrare sul perchè l'addetto a un certo servizio non va a fare il suo lavoro in un posto così vicino rispetto al posto da quale parte. Ho trovato un fastidioso bug in questo gioco, caratterizzato dalla presenza di alcune zone dove - ogni 5-10 minuti - vedrete crollare una dopo l'altra tutte le strutture, anche quando se sono zono ben servite da ispettori edili.
Nonostante le mille difficoltà che incontrerete durante il gioco (e forse prorpio grazie a queste difficoltà e ai conseguenti sforzi) resta comunque il fatto che vedere i propri quartieri evolversi in zone sempre più prosperose e agiate è una vera e propria gioia per gli occhi. Ancora più soddisfacente e riuscire a mantenere anche i più elevati tenori di vita degli inquilini. Anche perchè la mancanza di un bene di consumo o servizio causerebbe l'immediato degrado del quartiere e la perdita di numerosi cittadini e conseguenti lavoratori. Giocare a giochi simili è importante perchè molto istruttivo, aiuta a capire perchè, a volte, chi gestisce un'impresa o una città è così cinico e bastardo. Vi ritroverete a giocare dalla parte dei padroni, a vedere le cose dal loro punto di vista. E , brutto dirlo, capirete che per chiunque gestisca un paese o una città, un tasso di disoccupazione al di sotto del 10% è un gran vantaggio e di gran lunga preferibile alla carenza di lavoratori.

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mercoledì 18 febbraio 2009

7 sins

Vabbè.
Magari è cattivo gusto considerarlo arte o come una pietra miliare nella storia dei videogiochi, però è un gioco semplice e piacevole.
Il vostro alter-ego è uno spiantato vizioso, cinico e ambizioso.
Non un eroe, tantomeno un modello, non che questo sia un gioco educativo, anzi!
Il titolo richiama i 7 peccati capitali: Invidia, Superbia, Lussuria, Ira, Gola, Avarizia e Accidia. Questi peccati sono anche i capitoli del gioco e costituiscono tutte le fasi dell'ascesa di questo meschino personaggio, ognuna delle quali rappresenta uno di questi peccati. Ad esempio, il primo capitolo è incentrato sull'Invidia e iniziate la vostra avventura come modesto commesso in una catena per articoli di lusso. Quale peccato capitale alimenta lo shoppig sfrenato se non l'invidia?
Il nostro eroe dovrà farsi strada in questo mondo vizioso quanto lui attraverso la furbizia, la spregiudicatezza e, specialmente, la seduzione!
Il gioco è fondamentalmente incentrato sul sesso e sui modi in cui quest'uomo seduce e circuisce donne mozzafiato che lo aiutano nella sua scalata. Ma il gioco e la sua trama non sono dei semplici pretesti per mostrare nudità e scene scabrose. Vi sono molti giochi di abilità divertenti e intuitivi, nonchè una gran quantità di battute spiritose e scabrose al punto giusto, quasi mai esplicitamente volgari.
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giovedì 5 febbraio 2009

Majesty

In attesa del seguito vi raccomando di godetevi il primo della serie!
Majesty è un gioco di strategia molto originale, un innovazione che non ha avuto una diffusione capillare, dato che è l'unico gioco che conosca con questo gameplay e questo lo rende ancora più speciale. Voi siete il re di un regno fantasy che dovrà vedersela contro mostri malvagi, maghi megalomani, ondate di creature assassine che vanno dai semplici ratti giganti ei dragoni a due teste. Fin qui niente di sconosciuto per i giocatori appassionati.
La grande differenza rispetto agli altri giochi di strategia è semplice quanto geniale: le unità del vostro regno non sono controllabili, a differenza della gestione delle costruzioni e dell'economia del vostro regno.
Le unità sono indipendenti, ciascuna di essa è un eroe che avete reclutato al servizio del vostro feudo, non vi attaccherà, difenderà i vostri cittadini, combatterà i nemici e vi darà una parte del suo bottino. Vi sono svariati tipi di unità, divisi per classi, credo e razze, dai nani agli elfi, dai maghi ai paladini. Ma non potete comandarli, potete al massimo mettere una taglia su qualche particolare obiettivo, sperando che la taglia sia abbastanza alta o che il personaggio sia abbastanza nobile e coraggioso da compiere la missione che gli avete affidato. Ogni unità è unica, è un eroe assoldato al servizio del vostro regno e ciascun eroe ha le sue caratteristiche, i suoi punti di forza e di debolezza e una sua personalità. Ovviamente i ladri saranno ben disposti a combattere per denaro e riscuotere facili bottini, mentre i guerrieri si getteranno spesso alla carica, salvo magari cedere alla paura se il nemico sembra loro troppo potente. Anche il sistema economico è più raffinato del solito Dovrete gestire un regno intero costruendo e tassando, creando beni di consumo che gli stessi eroi acquistano per diventare più potenti, riempire le casse dei vari empori e fabbri che, una volta tassati arricchiscono di conseguenza anche il vostro tesoro.
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domenica 7 settembre 2008

Faraon

Faraon fa parte della ben collaudata serie di giochi gestionali della Sierra.
Volendo scegliere uno solo fra tanti giochi della serie che comprende Ceasar, Faraon e Emperor, rispettivamente ambientati nell’antica Roma, nell’era dei faraoni e in quella degli imperatori cinesi, ho voluto scegliere il gioco a mio avviso più importante, ovvero Faraon.
Emperor era il più recente, ma vi erano meno innovazioni rispetto agli altri (e poi di questi tempi troppe persone parlano in continuazione della Cina), Ceasar ha il merito di essere il primo della serie; Faraon era una via di mezzo che, oltre ad appassionarmi di più come periodo storico, ho trovato più piacevole e innovativo rispetto agli altri.
Lo stile di gioco – ereditato da Ceasar, per l’appunto- è basato sulla costruzione di una città che dovrà soddisfare precisi criteri imposti dagli obiettivi di gioco quali popolazione, prosperità, livello culturale e popolarità nel regno.
Gli abitanti vivono in abitazioni che – a partire da una fatiscente capanna – progrediscono man mano che hanno accesso a servizi che migliorano la qualità della vita degli inquilini.
I cittadini dovranno poter usufruire di beni di necessità per poter migliorare le proprie abitazioni, beni che vanno dai più essenziali, quali acqua, cibo e vasellame, fino a quelli più frivoli, quali beni di lusso, accesso alle infrastrutture, divertimenti e possibilità di accedere all’istruzione.
Vi troverete a dannarvi e a gioire nel vedere queste piccole casupole diventare case sempre più lussuose e opulente, i cui abitanti, sempre più esigenti, dovranno continuare a ricevere in maniera costante i beni che permettono loro di mantenere lo status raggiunto.
I beni sono ordinati in via piramidale, alla base vi sono i più essenziali, al vertice quelli più superflui, se per qualche disgraziato motivo viene a mancare il bene di prima necessità (ad esempio l’accesso ai servizi idrici), vedrete la villa più lussuosa crollare in maniera rovinosa fino a raggiungere l’imbarazzante livello di tugurio dal quale villa era partita.
Bisogna tenere quindi d’occhio questi fattori e tenere efficiente l’apparato organizzativo, stando anche attenti a parametri quali disoccupazione, sotto occupazione, criminalità e scarsità di cibo.
Ma questi sono tutti elementi già sperimentati e conosciuti nei titoli precedenti.
L’innovazione più grande del gioco, innovazione trasmessa al seguito Emperor, è la possibilità di costruire i grandi monumenti che hanno fatto la fama d’Egitto.
Vi è un’ampia scelta: dalle rudimentali tombe mastabe che venivano costruite nei primi periodi, alle mitiche piramidi, dalla sfinge alle tombe decorate scavate dentro alla roccia (disonibile nell’espansione La regina del Nilo).
Vedrete queste maestose strutture durante la loro costruzione e dovrete osservarne la creazione mentre vengono montate mattone per mattone, vedrete i carpentieri costruire le rampe per portare in cima gli enormi blocchi di pietra e gli schiavi che li trascinano su.
E ovviamente, dovrete fare in modo da procurarvi i materiali di costruzione, reclutare e foraggiare gli addetti ai lavori.
Se riuscirete a costruire la vostra piramide e nel contempo, a mantenere prospera e senza debiti la vostra città, svilupparne i quartieri e magari, difendendovi da incursioni nemiche e a spedire truppe nelle guerre del faraone, vi assicuro che avrete una soddisfazione ineguagliabile e sarete ripagati delle ore di gioco, anche piene di frustrazioni e difficoltà.
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