venerdì 9 luglio 2010

Dead Space


Alien docet. Il cocktail di tecnologia futuristica, viaggi nello spazio e horror funziona appieno. Soprattutto se tali componenti caratterizzano in modo unico un videogioco. È il caso di Dead Space, gioiello dell'Electronic Arts dell'anno 2008. indossiamo i pesanti panni di Isaac Clarke (Geniale tributo ai maestri della fantascienza Isaaac Asimov e Arthur C. Clarke!), ingegnere elettronico mandato ad indagare sulla gigantesca astronave da estrazione mineraria Ishimura, misteriosamente vittima di un misterioso silenzio radio. Invece di essere accolto dall'equipaggio della nave il nostro alter ego, insieme al suo staff si trova davanti alla desolazione più totale, andando avanti all'interno dell'Ishimura non c'è alcuna traccia di persone, ma solo di strane creature mostruose ed aggressive che sembrano aver preso il posto degli umani. Tali abomini, vengono presto identificati come "necromorfi" una selvaggia specie aliena capace di riprodursi facilissimamente contaminando cadaveri in buono stato e rianimandoli come altri necromorfi. Essi combattono con spaventosa ferocia tanto da resistere a molti danno, a volte non cederanno finchè Isaac con le sue armi improvvisate non amputerà loro tutti gli arti! Ho detto armi improvvisate non casualmente, l'unica vera e propria arma a cui il nostro eroe ha accesso è il fucile a impulsi, che corrisponde più o meno al contemporaneo fucile d'assalto, il resto del possibile equipaggiamento sarà invece un insieme di attrezzi minerari come uno sparalame adibito per tritare le rocce ottimo per affettare i nemici, e un attrezzo capace di "sparare" campi di forza, utilizabile come un pratico fucile a pompa. A rendere peculiare il gameplay è l'HUD: tutte le informazioni utili al giocatore come la salute, il suo livello delle scorte d'ossigeno d'emergenza nelle situazioni in cui manca l'aria respirabile e l'energia necessaria a utilizzare il "modulo di stasi" (congegno in grado di rallentare per un breve periodo di tempo la velocità degli oggetti con cui interagiamo come porte scorrevoli metalliche impazzite per un corto circuito) saranno visualizzati sulla tuta, ad esempio per la salute infatti sulla schiena del giocatore vedremo una barra illuminata da vari blocchi luminosi, ogni volta che subiremo danni questi blocchi si spegneranno a metà o completamente rappresentando il calo di energia vitale; ogni arma che utilizzeremo sarà fornita di un mirino luminoso che ci permetterà di essere mediamente precisi e sarà dotato di un indicatore di munizioni sempre presente. La tuta RIG, questo il nome della nostra "uniforme tuttofare" memorizzerà inoltre tutte le informazioni, scritte e vocali avute durante la partita permettendoci se ne abbiamo bisogno di avere una visione d'insieme dei nostri progressi. Il nostro inventario sarà a là gdr dato che avremo spazio limitato da gestire in modo personalizzato in base al nostro stile e le armi a parte la prima verranno acquistate tramite un negozio automatizzato in cui col denaro sottratto ai cadaveri possiamo potenziare il nostro armamentario e migliorare la nostra tuta per quanto riguarda armatura e spazio nell'inventario. Le munizioni vanno tenute con cura dato che spesso si rischia di rimanere a secco, e non è brutto combattere solo con calci e pugni quando si è circondati di alieni feroci e implacabili... Specialmente dato che i momenti di terrore da salto sulla sedi8a di certo non mancano con ambienti poco illuminati ma spesso pieni zeppi di mostri assetati del nostro sangue e vogliosi di trasformare il nostro cadavere in un altro necromorfo...Certo, il gioco non è perfetto, spesso la visuale in terza persona può essere d'impaccio dato che a volte la telecamera è un po' lenta a scorrere e si possono quindi prendere danni ulteriori da nemici che attaccano dai lati o dalle spalle, senza contare la discutibile scelta di impedire di usare le frecce direzionali per camminare e correre, cosa che per chi non è abituato a tali tasti può essere fastidiosa. Tuttavia ci troviamo davanti ad un bel gingillo che rende avvincenti(e terrorizzanti a volte) le vostre ore videoludiche

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venerdì 25 giugno 2010

Ubersoldier


Era il 2006 quando mi sono procurato questo gioco, in Germania. Purtroppo in tedesco. Ma per me averlo era un must dato che seguiva (o meglio, pedinava) il mix di Sovrannaturale e Seconda guerra mondiale che nella mia esperienza videoludica aveva reso Return to Castle Wolfenstein un titolo così avvincente. Della trama, dato il teutonico idioma, ho capito soltanto i punti principali dell'intreccio, che comunque non necessita di una laurea in tedesco per essere compresa. Siamo in un anno non precisato del conflitto mondiale e ci troviamo a bordo di un autocarro tedesco nei panni di un militare tedesco, Karl Stolz (si, siamo tedeschi! E forse Ubersoldier è il primo FPS sulla seconda guerra mondiale a permetterci di indossare i panni di un soldato non inglese americano o russo!) e siamo in viaggio verso il fronte. Ad un certo punto subiamo un imboscata da parte della resistenza tedesca e il veicolo viene distrutto. E dopo poco tempo anche il buon Karl soccombe senza vita. Qualcuno però ha piani diversi per il nostro alter ego, che viene portato in fretta e furia in un laboratorio dei nazisti. Il motivo? Sottoporre il corpo senza vita di Karl ad un esperimento per riportare in vita un cadavere e renderlo ciecamente fedele ad un capo, mediante una sorta di imprinting: la "cavia" diventa leale alla prima persona che vede coi suoi occhi da "rinato". E i tedeschi ci riescono, e anche in grande stile! Solo che la struttura viene presa di mira da una partigiana tedesca che entra nel laboratorio e entra nel campo visivo di Stolz, diventando una sorta di leader per l'eroe. Da questo incipit controlleremo un Karl che in seguito alla risurrezione è riuscito a guadagnare dei poteri incredibili, come creare una barriera di energia che gli permette di farsi scudo dai proiettili nemici (dettaglio poi ripreso, paradossalmente, dal "mentore" di Ubersoldier, ovvero il nuovo capitolo della saga di Wolfenstein) e se usato col giusto tempismo tali colpi possono essere persino rispediti al mittente! Inutile dire che il buon eroe dovrà combattere contro nemici che vanno da soldati armati alla bell'è meglio e cavie umane da laboratorio a soldati delle divisioni speciali naziste armati fino ai denti... A livello tecnico il gioco è purtroppo mediocre, la grafica all'epoca non è stata apprezzata e in alcuni frangenti si vede in modo troppo evidente l'eredità di Wolfenstein, tirata a lucido si, ma senza particolare impegno nel portare qualcosa di davvero nuovo. Pregevole la colonna sonora che dà al giocatore un po di sano metal, genere musicale che nei videogiochi (anche se ambientati in epoche in cui il metal non c'entra NULLA) fa sempre la sua porca figura.
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sabato 19 giugno 2010

Necrovision


Scrivere questa recensione è liberatorio.Ho finalmente terminato questo gioco. Ero partito con calma per gustarmelo bene prima di "voltare pagina" ludicamente parlando, ma poi non ce l'ho fatta più, tanto che alla fine armandomi di coraggio me lo sono divorato in fretta e furia, e da una parte mi dispiace ma c'è un motivo per giustificare questa scelta. Necrovision è un gioco che, a lungo andare non fa per me. Non è una questione di violenza tollero mediamente bene lo splatter, ma è l'insieme di cose. Necrovision soffre principalmente di 3 mali.
Il primo è sicuramente la lunghezza spropositata di alcuni livelli di gioco e il livello davvero esagerato di tedeschi e mostri che saremo costretti ad affrontare per proseguire, e questa coppia di difetti viene accentuata nei livelli finali del gioco dove si affrontano orde ferocissime di zombie e vampiri che caricano verso di voi ad una velocità che a tratti sembra davvero eccessiva, e tutto questo non è altro che un eredità del gioco con cui Necrovision condivide il motore grafico, ovvero Painkiller, in cui il protagonista doveva a che fare con innumerevoli rompiballe non morti assetati di sangue. Il secondo punto a togliermi coraggio è stata la pesantezza delle ambientazioni di gioco. Non perchè non sono riuscite, anzi! Infatti come i lettori più affezionati al blog (sempre se ci sono!) sapranno che per la grafica io sono di bocca buona La "scenografia" ludica è così riuscitache sa essere terribilmente spettrale e claustrofobica. Il terzo punto è il gameplay. Innovativo a tratti, macchinoso in altri. Il combattimento corpo a corpo infatti è, come in giochi come Condemned, molto presente e ben fatto, tanto sviluppato da introdurre anche delle combo che includono oltre che violente "baionettate" anche spietati calci che se combinati opportunamente non solo uccidono il nemico in modo brutalmente efficace ma aumentano il livello di adrenalina del protagonista consentendogli di potenziare per breve tempo i riflessi e fare più danni ai malcapitati avversari (e nei punti avanzati del gioco l'adrenalina funge da mana per lanciare gli incantesimi). Tuttavia nonostante ciò nel bel mezzo dell'azione, dati i combattimenti a dir poco caoitici con le orde che ho citato prima il tutto ci si limita ad un frenetico digitare del tasto scelto per il corpo a corpo per "stendere" più bastardi possibile senza essere ammazzato a sua volta. Il tutto poi viene peggiorato da un gran numero di comandi che è difficile tenere a mente e raggiungere nei momenti più concitati, per non parlare della gestione dell'inventario che a volte risulta difficile da gestire quando si è in movimento, e vi assicuro che cambiare arma rapidamente contro un bestione che ci sta preparando una simpatica martellata è a dir poco cruciale.Leggendo quel che ho scritto finora probabilmente avrò invogliato molti lettori a evitare questo gioco come la peste, ma si sbaglierebbero. Necrovision non ha solo difetti. L'arsenale a disposizione del giocatore è ampio e va da armature stile "Mech" e armi futuribili come mitragliette e lanciafiamme di "manifattura" vampiresca a fedeli riproduzioni di cannoni e veicoli (come i rudimentali carri armati della grande guerra ) e soprattutto armi della prima guerra mondiale come
  • Fucile britannico SMLE
  • Gewehr 98 tedesco dotato di baionetta, lanciagranate e mirino con ottica
  • Mitragliatrice "crucca" Mg15 (una scelta parecchio discutibile consente all'eroe di impugnarne DUE, cosa che non succede con la mitraglietta MP18, ben più leggera!)
  • vari esplosivi dell'esercito tedesco (si va dalle classiche granate a bastoncino alle cariche da demolitori)
  • le immancabili pistole Colt 1911 e Luger Parabellum
Carina è poi stata l'idea di aggiungere come oggetto le lanterne a gas, che potremo utilizzare sia per un uso logico che è l'illuminazione di sentieri poco illuminati, sia per improvvisarle molotov da scagliare contro dei miseri nemici. Il protagonista vinto il quinto livello di gioco otterrà un guanto dai poteri misteriosi che gli consentirà di rianimare i morti come zombie e lanciare potenti incantesimi, e questo è il dettaglio "Principe" del gioco dato che da ad esso un aspetto più tattico della massa degli FPS. Il gioco gode inoltre di una trama molto coinvolgente, ed è stata la voglia di sapere come andava a concludersi che mi ha impedito di disinstallare il gioco in preda ad una crisi isterica. Il gioco è ambientato nella fine del 1916, precisamente durante la terribile battaglia di Verdun in cui si sono massacrati a vicenda inglesi e tedeschi
. il protagonista è un giovane volontario americano rozzo e dalla battuta facile, chiamato Simon e si trova solo quando il suo plotone viene sterminato dai gas venefici rilasciati dai nemici tedeschi durante un'imboscata. In preda alla confusione il nostro eroe cerca riparo facendosi strada tra i nemici in una trincea avversaria, dove vede una strana cosa: i suoi nemici stanno uccidendo dei propri compagni in un ospedale da campo uccidendoli con il gas e sparando ai sopravvissuti. Simon capisce che qualcosa non va e viene a scoprire che nel fronte tedesco ci sono dei problemi con delle spaventose creature non morte che successivamente si capisce che sono state animate da Zimmerman ufficiale tedesco che ha imparato l'arte necromantica e ha ottenuto una tecnologia superiore grazie, a quanto pare, ad un patto con i vampiri, creature del sottosuolo in guerra contro i demoni. Tutto questo dona al gioco una certa componente fantasy che stranamente a differenza di quel che avrei pensato io prima di provare il gioco, si intrega discretamente bene col background storico della grande guerra. Fa un certo effetti vedere un dragone fare a pezzi un malcapitato biplano! In conclusione posso dire che se un giocatore si arma di notevoli dosi di pazienza può apprezzare in modo adeguato questo titolo.
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venerdì 18 giugno 2010

Dalla Russia con amore

Ultimamente ho avuto l'idea forse non troppo sana di scaricare giochi da Internet, per tirchieria e per avere tanti giochi a portata di clic. Uno dei miei più recenti traslochi digitali consiste in Necrovision, ambizioso ma difficile FPS di "manifattura" russa e giocandoci ho confermato quello che già avevo in mente giocando all'interessante Cryostasis. Gli sviluppatori russi e dell'Europa Orientale in generale sono delle teste senza dubbio ottime, che spesso forniscono all'industria videoludica trame profonde e piccole innovazioni nel gameplay. Unico neo di queste produzioni orientali è il budget che non permette loro grandissime innovazioni a livello grafico e nuovi schemi di gioco per gli FPS, genere estremamente prolifico ma spesso dispendioso a livello di grafica. I risulati quindi sia per Cryostasis che per Necrovision sono purtroppo inferiori alla concorrenza e il giocatore standard li evita perchè anche se i giochi che ho citato hanno a mio parere una grafica discreta ma purtroppo non reggono il confronto con FPS tecnicamente ben più "mostruosi" come degli spettacolari (ma con trame molto più banali) Call Of Duty o Medal Of Honor. E questo è un peccato perchè tali giocatori superficiali si perdono alcune cose che rendono il videogioco un arte, ovvero la possibilità di vivere una vicenda ben più profonda della massa dei giochi d'azione e le novità originali che ho citato prima: ad esempio nel caso di Cryostasis si può parlare dell'avvincente gestione della temperatura corporea e nel caso di Necrovision l'opportunità di diventare a metà del gioco, un negromante provetto!Sarebbe bello se gli scrittori di queste trame e le menti che creano tali intuizioni brillanti possano mettere a frutto la loro esperienza e il loro ingegno per andare a lavorare con software house importanti. E secondo me i risultati sarebbero a dir poco eccellenti!
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giovedì 17 giugno 2010

Wolfenstein (2009!)


Ricordo che nel lontano 2002, anno in cui ho giocato per la prima volta Return to Castle Wolfenstein, già fremevo nell'attesa di un seguito e già fantasticavo sui possibili svolgimenti della trama e sull'aspetto grafico del seguito e specialmente speravo che fosse all'altezza del gioco appena finito. Non sapevo che per riindossare i panni dell'agente Blazkowicz avrei dovuto aspettare ben 7 anni. L'attesa è stata, almeno in parte, soddisfatta. Sul motore grafico nulla da dire dato che è stato all'altezza della lunga attesa e in grado di far gioire gli occhietti in modo sufficiente, il tutto arricchito da un discreto motore fisico (cosa di cui sinceramente mi interessa relativamente poco) e una buona qualità delle luci. Va poi detto che introdurre un sistema free roaming non è stata una scelta disprezzabile, tutt'altro. La città fittizia dove è ambientato il gioco, Isenstadt, è presentata agli occhi del giocatore in modo gradevole e soprattutto, interessante nel vedere il comportamento dei tedeschi e della popolazione locale con il procedere del gioco: all'inizio del gioco vediamo in giro per la città dei tedeschi poco attenti e parecchio presuntuosi e soprattutto forti del terrore che incute l'esercito nazista nei confronti dei cittadini e della resistenza tedesca di Isenstadt; man mano invece che il nostro alter ego seminerà distruzione tra le forze di occupazione "crucche" vedremo una situazione ben diversa, infatti i partigiani saranno sempre più rincuorati e avranno il coraggio di tendere imboscate al nemico, tuttavia anche quest'ultimo non si troverà impreparato, dato che nelle pattuglie farà sfoggio di un equipaggiamento e di truppe migliori, per non contare il fatto che sguinzaglierà veri e propri mostri per le strade della città nel tentativo di sedare le varie scaramucce che si combattono per le strade. Carino anche il sistema del mercato nero,luogo in cui Blazkowicz si procura i potenziamenti per il proprio equipaggiamento che variano da silenziatori per la celebre MP 40, baionette per il Kar 98 a aggeggi anacronistici come razzi a ricerca termica per il lanciarazzi Panzerschreck (????). Il gioco ha anche qualche neo, e il principale è la trama: Dopo le imprese compiute nello spaventoso castello di Wolfenstein il nostro eroe è ancora lungi dal meritato riposo e viene mandato in missione sulla corazzata Tirpitz. Qui uccide un alto ufficiale nazista in possesso di un misterioso e antico medaglione, e dopo una rocambolesca fuga torna al quartier generale dove, mostrato lo strano indizio viene inviato ad indagare nella città tedesca di Isenstadt, dove sono in atto delle ricerche archeologiche da parte dei cari nazisti. E qui iniziano i guai, sia per il buon protagonista sia per la trama del gioco. Infatti mentre nel predecessore l'occulto si "limitava" a leggende medievali e alla necromanzia qui si arriva a qualcosa di esagerato tanto che i Tedeschi cercano aiuti per la guerra in un'altra dimensione, utilizzando manufatti occulti simili al medaglione in possesso del nostro alter ego. E questa, a mio parere è stata una scelta sbagliata, dato che l'effetto ottenuto lo considero pacchiano. Viaggi in dimensioni parallele stonano col periodo della seconda guerra mondiale ed era meglio approfondire ancora con un occulto, come dire, più classico, senza il bisogno di pescare stranezze dal sapore troppo futuristico.

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sabato 12 giugno 2010

La trilogia di Runaway (spero ancora non conclusa del tutto!)

Ho deciso di recensire tutta la serie in un solo articolo perchè i titoli sarebbero difficili da recensire separatamente. Il secondo (The Dream Of The Turtle) e il terzo episodio (A Twist Of Fate) infatti sono considerabili come due parti dello stesso episodio dato che (mi tengo sul vago per evitare spiacevoli spoiler!) The Dream Of The Turtle finisce col tipico finale che dice chiaramente al giocatore vincitore un messaggio del genere: "Noi sviluppatori del gioco non siamo riusciti a chiudere il capitolo perchè avevamo fretta e quindi abbiamo preferito lasciarlo inconcluso per costringerti a comprare ANCHE l'episodio successivo, così noi guadagniamo il doppio. Trallallero. " Detto questo torniamo indietro nel tempo fino al primissimo capitolo della trilogia.

A Road Adventure

Brian Basco è un brillante studente di fisica sta partendo per un lungo viaggio, a dir poco decisivo per la sua vita. È stato infatti accettato alla prestigiosa Università di Berkeley e, partendo da New York si deve fare una lunga sfacchinata per avvrivare alla sua meta, perciò decide di partire di notte in macchina, la prima tappa del lungo viaggio consiste nell'andare in una bibilioteca dove deve restituire un libro preso in prestito e poi può recarsi tranquillamente verso la soleggiata California. Ma Brian si sbaglia dato che il suo viaggio si trasforma presto in un'Odissea vera e propria dato che incidentalmente investe Gina, una splendida ballerina in fuga da una coppia di pericolosi sicari pagati da una famiglia mafiosa (rigorosamente italoamericana!). Il suo tragitto dovrà cambiare precipitosamente i suoi programmi dato che rischia la vita nel proteggere la ragazza dai temibili picciotti. Con ingegnose idee degne di Macgyver il nostro eroe dovrà destreggiarsi tra rapimenti e inseguimenti per aiutare la sua nuova compagna di viaggio in una caccia ad un prezioso e altrettanto misterioso tesoro.

The Dream Of The Turtle



Brian in seguito all'avventura vissuta nel primo episodio ha dato una svolta alla sua vita, tanto piacevole da potergli fare permettere un romantico viaggio alle Hawaii con la sua conquista, Gina. La donna convince il nostro caro alter ego ad una gita sulle pittoresche isole Tiki, utilizzando come pratico (?) mezzo di trasporto un idrovolante guidato da un simpatico vecchietto ma qualcosa andrà DI NUOVO storto, dato che l'anziano pilota ha un simpatico infarto e, per salvare la sua adorata, Brian le dà l'unico paracadute del velivolo e la lancia fuori dall'aereo, con la speranza di ritrovarla. Dopo un atterraggio di fortuna il ragazzo parte alla ricerca di Gina, imbattendosi in un accampamento di Marines americani che si trovano sull'isola per misteriosi motivi, legati ad un'altrettanto sconosciuta ricerca. Essi non solo non aiutano il prode Brian, ma sembrano particolarmente coinvolti nella sparizione della ragazza. E di nuovo il nostro eroe dovrà fare viaggi in lungo e in largo per scoprire la verità su tutto questo grazie al suo notevole ingegno e alla sua capacità di improvvisare.



A Twist Of Fate



Il più cupo episodio della trilogia, inizia con una scena non proprio allegra: il funerale di Brian a cui assiste una disperata Gina e con vaghi flashback che fanno capire poco e niente di cosa è successo tra il secondo e il terzo episodio. Per fortuna Gina (che interpreteremo per la prima volta nella serie) viene a sapere da un messaggio ricevuto sul fido cellulare, che il funerale è un bluff dato che... Brian è ancora in vita e per salvarlo basta riesumare la bara. Partendo da questa pista Gina dovrà capire perchè l'amato ha dovuto fingersi morto... Naturalmente il giocatore alternerà di volta in volta il personaggio da interpretare tornando a volte nei panni di Brian, vivendo anche alcuni Flashback...

Tecnicamente i tre capitoli hanno molto in comune e, al fine di seguire ben l'avventura sono consigliati da giocare in sequenza, come se si vedesse un film. I titoli utilizzano il celshading come veste grafica per dare un tocco (ben riuscito) di stile da cartone animato, il tutto mischiato sapientemente ad una grafica 3D di qualtà, in grado di ritrarre personaggi caricaturali ma non per questo poco interessanti dal punto di vista estetico. L'inventario è abbastanza intelligente e pratico e nel terzo permette anche di vedere una riproduzione zoomata dell'oggetto.I due ultimi "pezzi" della serie hanno la caratteristica e originale idea (anche se usato eccessivamente rende il gioco davvero TROPPO facile) di un "angolo dei consigli" da utilizzare quando non sapremo cosa fare per proseuire e che ci fornirà indizi utili alla ricerca di oggetti e personaggi con cui interagire. Questa sorta di "walkthrough portatile" è anche molto buffo dato che ad aiutarci sarà Joshua, un comico personaggio incontrato nel primo (e anche nel secondo) runaway che con le sue battute sarà in grado di farci divertire oltre che aiutarci, naturalmente a sbrogliare i vari grattacapo con cui avremo a che fare durante le partite. Lo Humour è onnipresente nei tre giochi ma questa è un'arma a doppio taglio. Ognuno dei 3 Runaway gode infatti di una trama ben scritta che a causa di questa comicità a volte può perdere credibilità. A rendere ulteriormente divertente i giochi ci sono dell vere e proprie citazioni, spesso parodistiche, ai mostri sacri del cinema e dell'industria videoludica dei giochi di avventura grafica. La colonna sonora è di buona fattura e varia da brani cupi a frizzanti e orecchiabili, in base alle situazioni in cui ci si trovano i personaggi. Altro neo è il fatto che col secondo e il terzo capitolo il buon Brian nell'aspetto fisico si "denerdizza" parecchio lasciando l'aria da impacciato secchione che ne faceva un protagonista originale per un videogame per un look molto più da "macho" banale.
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giovedì 10 giugno 2010

Empire vs Napoleon

Per evitare ridondanze rispetto alla recensione di Napoleon vorrei schematicamente presentare le differenze fra i due giochi e fra i due giochi e specialmente, fra i precedenti capitoli Total War.

Mappa strategica
Rispetto a Medieval 2 e Rome, a partire da Empire le campagne hanno riacquistato la loro importanza: l'economia e la cultura fioriscono anche al di fuori della vostra città, quindi - come già detto con Napoleon - non arroccatevi nella capitale delle vostre province come potevate fare prima, perchè le fattorie, le fabbriche, le università al di fuori di esse varranno spazzate via da nemici senza scrupoli.
Purtroppo solo Napoleon si distingue dai precedenti episodi con la semplice, ma deliziosa idea (ripescata da Rome e dal caro vecchio Shogun) di dividere la fase strategica in lassi di tempo inferiori all'anno. Finalmente potrete gestire le vostre campagne realisticamente, tenendo anche conto delle stagioni: Napoleon divide i turni addirittura in mesi. C'è una bella differenza fra attaccare il Cairo d'estate o Mosca in inverno chiedete a Napoleone. Non contiamo poi che io soffro immensamente quando un generale o qualsiasi altro personaggio tosto ai miei comandi muore di vecchiaia.
Punto in meno per quanto riguarda il duo Empire-Napoleon: niente attacchi notturni.
Un peccato.

Logistica
Mentre nei precedenti episodi potevate - se in possesso delle adeguate strutture - riaddestrare uomini per rimpinguare le vostre fila nelle città, a Empire potete farlo ovunque, basta pagare e, dopo due turni avete lo squadrone in questione a pieni ranghi; a Napoleon i vostri reggimenti sotto organico rimpiazzano gli uomini un po' alla volta, più velocemente se avete dei depositi di rifornimenti e solo quando siete in territorio amico o alleato e siete sotto il comando di un ufficiale o all'interno di una struttura. Meglio, dato che in questa maniera viene resa l'idea di quanto è lunga la ricostituzione di un esercito di veterani dopo uhna battaglia sfibrante.
Napoleon introduce anche il concetto di logoramento. Ricordate la battuta di prima su Napoleone che marcia su Mosca in Inverno?
Fatelo e, si vi allontanate da una strada battuta, perderete un po' di uomini per turno senza sparare una schioppettata.

Spie, agenti e diplomazia
Per me è stata una grande notizia: niente più figlie o diplomatici con i nuovi episodi.
Personalmente li trovavo noiosi da gestire, specie le figlie, che devi mandare in lungo e in largo per trovare un allocco con cui parlare prima che inizi a ticchettare il loro orologio biologico.
Sì, così scompare la possibilità di corrompere eserciti coi diplomatici o generali con le figlie, ma a parte lo sfizio che ti dava a volte, sono comunque elementi che se non hai soldi e fortuna a lungo andare scocciano.
La diplomazia non necessita di uno stupido diplomatico da mandare dall'altra parte della mappa, potete gestirla da un comodo pannello.
La diplomazia in questione è vagamente migliorata, a volte i vostri nemici sono abbastanza ragionevoli da accettare una pace dopo una lunga guerra, ma non sempre, finirà che prima o poi trovate la testa di legno che continua a non voler essere ragionevole con voi.
Crolla finalmente la stupida distinzione fra spie ed assassini: qui un assassino svolge entrambe le funzioni. A Napoleon possono anche sabotare un esercito e bloccarlo per un turno.

Tattica
Per ovvie ragioni qui avrete molto a che fare con moschetti e cannoni (anche se alcuni eserciti a Empire fanno ancora uso di armi tardomedievali all'inizio). Purtroppo l'efficacia dei moschetti non è ancora abbastanza realistica in termini di efficacia, anche se a Napoleon migliorano leggermente.
L'effetto tracciante che fanno i moschetti è obrobrioso, ma le battaglie sono sufficientemente spettacolari e realistiche. Da Empire in poi sono stati introdotti gli edifici in cui i soldati si possono rifugiare, ma, forse per un problema di intelligenza artificiale, solo con Napoleon i soldati riescono a sfruttarli bene sia in termini di riparo che di postazioni di fuoco; questo problema si verifica anche con la formazione a quadrato: a volte in Empire i soldati posizionati in quadrato sparano poco o per niente, evidentemente perchè l'intelligenza artificiale non permette a uno squadrone di sparare su più bersagli, cosa che invece riesce con Napoleon.
La dovizia di dettagli grafici è soddisfaciente, vedrete i soldati saltare gli steccati e se qualcuno si lamenta di non vedere la diversità nelle uniformi dei soldati che vedeva in Medieval 2 ha dimenticato che stiamo parlando di eserciti reglari di soldati disciplinati e coordinati; a Napoleon vedrete anche i cavalli senza cavaliere cavalcare senza meta, elemento non introdotto in Empire.
La novità dei due giochi è ovviamente la battaglia navale.
È abbastanza difficile da fare quando si hanno più navi sotto il comando, tuttavia con una buona sveltezza se ne viene a capo, anche perchè le navi sparano autonomamente quando hanno il vascello nemico a portata.

Concludendo, posso dire che Empire e Napoleon formano un bel duo, fornendo ben più innovazioni di quanto abbia dato Medieval 2 rispetto a Rome, il che mi permette di poter definire Medieval 2 come il meno innovativo della serie.
Avendo provato prima Napoleon credevo fosse una copia di Empire, nello stile del mediocre Alexander, che era praticamente un mod a pagamento, quasi le stesse unità trapiantate in un'altra epoca. Tuttavia i paragoni fra i due mi permettono di dire che Napoleon è uno stand alone tosto e originale, un vero e proprio gioco a sè che supera il maestro dal quale ha appreso, ovviando ai difetti e apportando novità.
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lunedì 31 maggio 2010

Prince of Persia: il film

Ho aspettato di vedere questo film portando in me aspettative molto contrastanti.
Da una parte l'amore per il gioco da cui è tratto, dall'altra la paura che questa trasposizione lo deturpasse.
Da una parte il fatto che lo producesse la Disney era scoraggiante, dato il target inevitabilmente svilente per questo genere di tema, dall'altra ero fiducioso nel fatto che la Disney tiene a non fare passi falsi, ha fatto anche bei film e ha tutte le risorse (se non altro finanziarie!) per poter gestire un filmone.
Pensavo che, se per caso la Disney se lo fosse gestito bene, sarebbe riuscita a fare un bel film e anche a tirare fuori dei bei seguiti, uno per ogni episodio della serie sul principe Dastan, ma questo imponeva che, per ogni episodio, facessero ubna trasposizione discretamente (nei limiti hollywoodiani) fedele dell'originale.
In fondo hanno fatto così per Harry Potter e per Il Signore degli Anelli.
Invece no.
Forse dovevo aspettarmelo dalla Disney, dato che evidentemente è loro abitudine stravolgere completamente qualsiasi storia a cui si ispirano.
Prince of Persia, a parte l'aspetto del principe e il modo in cui si apre e si chiude il film, di Prince of Persia ha solo il nome.
La trama ricalca molto alla lontana l'originale, ambientandola in un improbabile impero persiano pieno di anacronismi. Ma non è questo il problema, dato che non sono certo venuto a vedere questo film per verificarne la precisione storiografica!
Il problema è che la trama è stata quasi completamente reinventata e, anche se ha un buon ritmo e fila all'inizio, perde mordente nella seconda parte e si lascia andare in una serie di eventi che risultano improbabili e raffazzonati perfino per un film di questo genere.
Il finale è chiaramente creato per un pubblico bisognoso di finali edificanti e completamente fuori dal mondo come il pubblico under 13 che frequenta un film Disney.
Il film va detto che ti sa ben tenere incollato sulla poltrona e spiccano Jake Jyllenhaal, il principe e Alfred Molina, un comico farabutto con l'unico scopo di evadere le tasse, personaggio un po' forzato, ma simpatico. Buoni gli effetti speciali e le riprese, ottima la musica, che unisce musiche arabeggianti a un pizzico di metal, anche se non raggiunge l'eccellenza di Prince of Persia: Warrior Within
Jake è molto bravo nella parte e sembra la copia sputata dell'omonimo in Spirito guerriero.
Peccato che la traduzione italiana di questo film faccia letteralmente cacare. E io sono pure uno che non ci sta neanche tanto attento in genere, ma confondere malattia venerea con venerabile malattia è un errore davvero imbarazzante!

Voto 6
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martedì 11 maggio 2010

Assassin's creed

Ripeto che sto recuperando con vecchi giochi che col pc vecchio non avrei potuto neanche immaginare di giocare. Vi prego di non spoilerarmi il finale perchè mi mancano un paio di missioni alla fine.
In questo gioco vi ritrovate a vivere nei panni di Desmond Miles, un comune e rozzo uomo qualunque che è in realtà l'insospettabile discendente di Altair, abile ma arrogante membro della setta degli hashashin.
Desmond è stato rapito da una losca multinazionale che, per losche motivazioni lo costringe a recuperare i ricordi del suo antenato durante la Terza Crociata.
Il gioco si alterna fra l'era contemporanea, in cui Desmond cerca di capire le trame dei suoi aguzzini e le Crociate, in cui Altair deve compiere una serie di missioni di assassinio.
Quando giocate nel periodo medievale potete uscire a vostro piacimento e riprendere da dove avete lasciato, dato che Desmond sta ricordando un po' alla volta i ricordi dell'antenato e una volta usciti dall'era dei crociati, Desmond uscirà dal teconologico macchinario che lo mette in contatto con la sua memoria. In sostanza interpretate la parte di uno che sta interpretando un'altra parte e questo stile vi garantirà non poca immedesimazione col protagonista, anche se devo dire che è molto palloso il procedimento per uscire dal gioco nella vita vera.
Mentre il gioco ambientato nell'era contemporanea è sostanzialmente piatto, ma avvincente per gli sviluppi della trama, la parte di gioco vera e propria, quella durante le Crociate è più appassionante. Altair opererà a Damasco, Acri, Gerusalemme e Masyaf, scenari per i quali si è preso spunto da accuratissime ricostruzioni dei luoghi in questione. Il punto forte del gioco è senz'ombra di dubbio la grandissima verosimiglianza dei luoghi, estremamente suggestivi e ricostruiti, ma anche dei personaggi, che riproducono movenze, gestualità, epressioni umane con una precisione degna del cinema.
Lo stile di gioco fa affidamento al ben collaudato motore Scimitar, usato anche col Prince of Persia del 2008 , ma aggiunge sfiziosi elementi nel sistema di combo e contrattacchi.
Avrete la possibilità non solo di attaccare i nemici, ma anche quella di aspettare che siano loro a prendere l'iniziativa e a contrattaccare con violenza appena si espongono, colpendoli con potenza e ferendoli a morte con una varietà infinita di sanguinolente coreografie. Inoltre ho notato che, dopo aver visto i vostri attacchi devastanti, i nemici potrebbero terrorizzarsi e rimanere bloccati dalla paura o scappare addirittura, dandovi l'opportunità di colpirli dove fa più male!
A differenza dei vari episodi di Prince of Persia, qui Altair ha la facoltà di girare liberamente in tutta la mappa, senza dover seguire percorsi obbligati e lineari.
Oltre alle missioni principali avrete una lunga serie di quest secondarie che vi daranno maggiori dettagli sui vostri obiettivi e sulla storia.
Peccato che il gioco diventi a tratti un po' monotono, dato che le missioni si assomigliano parecchio e hanno più o meno lo stesso schema, ma questo credo sia un rischio molto diffuso nei giochi con stile free roaming. Va detto che, anche se parliamo di un hashashin e le sue dovrebbero essere missioni rigorosamente stealth, in questo gioco si sono concessi un'ampia licenza poetica in virtù della quale, se ammazzate un tizio in mezzo alla folla, probabilmente nessuno vi romperà le scatole a meno che non vi veda una guardia; quando vi becca invece una guardia basta correre fuori dal suo campo visivo e nascondersi, tanto le guardie hanno spesso la memoria corta e vi lasceranno in pace dopo aver sbollentato la cosa. A questo punto, se volete un gioco da veri assassini, buttatevi su Hitman.
Per concludere invece con un'osservazionepositiva sul gioco, potrete sentire una serie di dialoghi molto scomodi sulla religione, la morale e la natura umana in generale.
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domenica 2 maggio 2010

Cryostasis: The sleep Of Reason


Freddo, morte e horror. Più di una volta sia l'industria videoludica che quella cinematografica hanno dimostrato che è un tris a dir poco letale per fare saltare sulla sedia videogiocatori e spettatori. Basta ricordare La Cosa di John Carpenter, film poi "riportato alla vita" nell'omonimo videogioco, "30 giorni di buio", portato nel cinema dalla serie di fumetti di Steve Niles, o tornando alla videoludica Cold Fear. Questa intrigante formula è stata ripresa dalla russa 1C Company per creare Cryostasis, che d'ora in poi "Cryo", perchè sono pigro ANCHE nello scrivere.
La trama avvincente e ci fa indossare i panni dell'esploratore polare Alexander Nesterov, un gran duro capace di entrare nei ricordi di altre persone (a volte persino animali!), oltre che destreggiarsi in modo degno nel combattimento corpo a corpo e a distanza. Alexander si trova invischiato in una misione pericolosa : deve infatti indagare sulla sorte di una colossale nave rompighiaccio nucleare sovietica (resa in modo impeccaible in molti dettagli) arenatasi nel Circolo Polare Artico. Già dai primi istanti passati sul luogo si rende conto che qualcosa va storto, MOLTO storto. Non si vedono sopravvissuti, o meglio si vedono ma sfigurati. arrabbiati e armati. Un cocktail micidiale per l'eroe che deve mantenere il sangue freddo (letteralmente, dato la temperatura non proprio equatoriale!) per non morire d'infarto per gli occasionali assalti a sopresa dei marinai un tempo umani e inquietanti flashback percepiti negli spaventosi angoli dell'imbarcazione. La cosa interessante del titolo è stata quella di aggiungere criptici brani di un racconto di Gorky, la cui inquietante storia ha spesso qualcosa in comune con le vicende vere del gioco.
Cryo modifica lo schema degli FPS del 2009 (anno in cui è uscito il gioco). Le novità sono ambiziose ed intelligenti. La salute è sostituita (in modo un po troppo audace forse) dalla temperatura divisa a sua volta da corporea ed esterna. La prima rappresenta più o meno gli "health points" dell'alter ego e la seconda è il massimo di energia vitale raggiungibile nell'ambiente in cui ci troviamo. Spiegandomi meglio, se ci troviamo in un'area calda saremo sanissimi, in una zona decentemente riscaldata (diciamo intorno al 50-60% dell'indicatore di temperatura) non potremo superare tale percentuale ma saremo anche sicuri che, a meno che un nemico non abbia la simpatica idea di danneggiarci possiamo sopravivere senza problemi e prendercela comoda, in un'area all'aperto o più genericamente, gelida in misura letale la nostra temperatura corporea diminuirà velocemente e dovremmo trovare al più presto un riparo pensando rapidamente come e dove muoverci, senza possibilmente finire in vicoli ciechi che fanno perdere tempo e salute, entrambi parametri preziosi. Questo vuol dire che se in alcuni giochi horror "old style" il giocatore ferito appena vede un medikit fa i salti di gioia qui lo stesso accade se si vede una lampada, in grado scaldarci, anche se di poco. Piccola ma curiosa modifica è quella del tasto "mano". Esso non è solo da usare per interagire con l'ambiente circostante per aprire porte o usare interruttori ma è anche in comune con il tasto da premere per mirare con le armi da fuoco (questo in particolare, se siamo troppo "tradizionalisti" possiamo annullarlo) Questo comando è più realistico della massa degli fps, infatti per prendere delle munizioni o armi dal terreno non bastera camminarci sopra come magicamente succede negli altri sparatutto, ma si è costretti ad accovacciarsi e a raccogliere manualmente l'oggetto in questione. La terza innovazione "big" è la possibilità, in alcuni frangenti di entrare nella memoria di alcuni uomini morti che non hanno compiuto il loro dovere in vita,allo scopo di vivere i loro istanti di vita e salvarli dalle azioni che li hanno puniti con una morte prematura e col fallimento dei loro compiti. In tali ricordi a volte si incapperà in enigmi relativamente complicati per un normal shooter, quasi da farlo assomigliare vagamente ad un'avventura grafica in cui rapidità d'azione e un po' di ingegno saranno necessari per risolvere tali problemi. "vinte" tali sfide la strada da seguire per proseguire nel gioco sarà spianata e qualche volta avremo in omaggio anche una nuova arma. Vi sono anche piccoli dettagli che influiscono enormemente sulla giocabilità: le munizioni sono scarse e, realisticamente, se dovessimo conservare delle munizioni in un caricatore e volessimo cambiare quest'ultimo, le munizioni andranno perse, e questo in un horror è un dettaglio a dir poco raccapricciante, dato che in un corridoio buio ci si sente molto più al sicuro se si ha un caricatore completamente farcito di proiettili piuttosto che averne uno mezzo vuoto. Altra caratteristica che influenza il gioco è l'assenza di un reticolo per mirare, tipico degli FPS e, ancora, il fatto che le armi automatiche si trovano unicamente dopo parecchio tempo di gioco e prima di allora ci si deve accontentare di fucili semiautomatici e a culatta mobile (questi ultimi hanno un rateo MOLTO lento). Infine parlerei della grafica scelta in modo sapiente. Il ghiaccio, logicamente è stato reso benissimo, tanto da cambiare l'aspetto delle armi oltre che quello delle ambientazioni e dell'interfaccia. Con occhio accorto ci si può accorgere che al freddo le armi si coprono di ghiaccio, mentre nei pochi momenti di quiete passati in un ambiente riscaldato il colore delle armi sarà "normale" e non influenzato dal clima rigido. Quando assisteremo a dei flashback e alle varie allucinazioni la colorazione passerà al bianco e nero, e quando entreremo nei ricordi dell'equipaggio i colori si faranno molto più intensi (forse a volte anche troppo). Il tutto con risultati egregi.
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